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Combinazioni di pugni nella muay thai: la sequenza più sottovalutata che sorprende gli avversari

📅 28 Agosto 2026✍️ di Matteo Cavallari⏱️ 5 min di lettura

Chi pratica muay thai in Italia e nei camp thailandesi lo sa: negli ultimi mesi, complice il calendario di gare autunnali, le combinazioni di braccia stanno tornando centrali. L’obiettivo? Sorprendere avversari abituati a difendere calci e ginocchiate con una sequenza di pugni studiata, poco usata eppure micidiale. Da praticante e cronista sul ring, oggi spiego quale, come eseguirla e perché funziona.

Perché i pugni fanno ancora la differenza nel ring thai

La tradizione premia calci e ginocchia, ma i pugni restano il grimaldello che apre la guardia. Nella muay thai moderna, con arbitraggi attenti al controllo del centro e ai colpi puliti, la boxe non è un extra: è la chiave per dettare ritmo e creare danni visibili.

Nel mio viaggio in Thailandia a 27 anni ho capito quanto un semplice jab al petto possa spezzare la postura di un nak muay esperto. Lì ho imparato che un colpo “normale”, se lanciato con timing e angolo, diventa straordinario.

La sequenza sottovalutata: jab al petto → cross al corpo → montante sinistro → gancio destro

È una progressione a quattro tempi pensata per chi combatte in guardia ortodossa contro ortodossa. Cambia altezza due volte e sfrutta la linea centrale per poi uscire sull’angolo esterno.

1) Jab al petto: mira allo sterno. Non è un colpo di potenza, ma un “fermo” che misura la distanza, irrigidisce il tronco e obbliga l’avversario a chiudere i gomiti. Tenete il mento basso e il piede anteriore stabile.

2) Cross al corpo: piccolo affondo di ginocchio e anche in rotazione. Trafigge il plesso solare. Così abbassate il centro di massa e rubate ossigeno, inducendo una risposta difensiva in basso.

3) Montante sinistro: risalite subito dalla linea centrale. Il montante corto trova il mento mentre l’avversario rialza la guardia. Tenete il gomito vicino al fianco e il polso dritto.

4) Gancio destro: micro passo verso sinistra per uscire dalla linea e ruotate l’anca posteriore. Il gancio arriva sopra la guardia, corto, con avambraccio parallelo al suolo. Recuperate coprendovi la tempia sinistra e uscite a destra con mezzo passo.

Per i mancini, invertite: jab al petto (sudpaw), cross mancino al corpo, montante destro, gancio sinistro al volto. Stessa logica, stesse finestre.

Meccanica, tempi e dettagli che non si vedono in TV

La potenza non nasce dalle braccia ma dal terreno: catena piede-anca-spalla. Qui la cadenza vale quanto la forza. La ritmica consigliata è 1 – 1,5 – 2 – 2,5: il jab tocca, il cross scivola mezzo battito dopo, montante e gancio chiudono a coppia.

Dal punto di vista della Biomeccanica, pensate alla rotazione “dal basso”: ginocchia morbide, bacino attivo, spalle che non superano la punta del piede anteriore. Evitate di sporgervi dopo il cross al corpo, è il momento in cui rischiate la ginocchiata di rientro.

Un allenatore che segue i circuiti IFMA mi ha detto di recente: “La sorpresa non è il gancio finale, ma il jab al petto: pochi lo allenano, quasi nessuno lo difende bene. Il resto è geometria”.

Perché sorprende gli avversari

Molti nak muay alzano i gomiti per controllare i calci medi. Il jab allo sterno sfrutta questa abitudine: costringe a chiudere, toglie campo visivo e incolla i piedi. Il cross al corpo li fa scommettere su una sequenza bassa, il montante ribalta l’aspettativa e il gancio chiude quando il cervello è ancora “in download”.

In palestre dove la boxe è meno prioritaria, questa catena di colpi passa quasi sotto il radar. Ma agli occhi dei giudici resta pulita e leggibile, specie se il gancio finale provoca un chiaro effetto sul capo.

Angoli, finte e uscite sicure

Inserite una micro finta di low kick col piede anteriore prima del jab: l’avversario “prepara il check” e apre lo sterno. Dopo il gancio, uscite lateralmente. Se restate fermi, regalate un clinch di recupero.

Contro un avversario che avanza in linea retta, aggiungete una spazzata di piede interna dopo il montante: non è per far cadere, ma per togliere appoggio al gancio in arrivo.

Adattamenti contro guardia opposta e contro pressori

Contro mancino: il jab al petto resta, ma il cross al corpo cerca la linea sotto il gomito anteriore del southpaw. Il montante sale sul lato aperto e il gancio chiude con passo esterno sul piede anteriore del mancino.

Contro chi pressa forte: riducete l’ampiezza del montante per non scoprire il tronco e fissate un clinch corto subito dopo il gancio. Due secondi di controllo bastano a spezzare l’inerzia.

Drill pratici: dal vuoto al ring

Shadow boxing: 3 riprese da 3 minuti dedicati solo alla sequenza, variando altezza del jab (petto/solare) e profondità del passo sul gancio. Respirate “colpo per colpo” per fissare il tempo.

Sacco pesante: 5 serie da 10 catene. Pausa 30 secondi. Obiettivo: stessa velocità tra colpo 2 e 3, senza pausa di contemplazione. Segnate con nastro un bersaglio allo sterno.

Pao: il coach mostra finta di teep dopo il montante per educarvi a rientrare con la guardia. Ritmo: 60-70% di potenza, poi 3 chiusure al 90% per ripresa.

Sparring tecnico: 2 riprese a tema. Uno propone la sequenza, l’altro cerca solo ginocchiata di rientro o gomitata corta. Si cambia ruolo a metà.

Sicurezza, regolamenti e cornice internazionale

Curate polsi e allineamento: bendaggi serrati, pollice “fuori” sul montante, nocche prime sul gancio. Nel dilettantismo regolato IFMA ogni colpo deve essere “chiaro” e controllato: l’eccesso di forza su bersagli illegali non paga.

Con l’espansione globale degli sport da ring sotto l’ombrello del Comitato Olimpico Internazionale, i criteri di giudizio premiano efficacia e pulizia. Una combinazione che alterna livelli e mantiene equilibrio è esattamente ciò che conta alla lettura dei cartellini.

Il punto finale dal tappeto

Questa sequenza è sottovalutata perché è semplice. E proprio per questo è ripetibile sotto pressione. In sparring internazionali ho visto guardie granitiche incrinarsi con un jab allo sterno ben piazzato. Il resto è disciplina: tempi, angoli, uscite.

Provate oggi stesso: dieci minuti di shadow, dieci di sacco, cinque di pao. Poi una ripresa di sparring tematico. Se alla fine della settimana il gancio vi esce corto e bilanciato, la sorpresa non sarà più un caso: sarà il vostro marchio.

Matteo Cavallari

Pratica arti marziali dal liceo, con una passione speciale per il karate e la Muay Thai. Dopo un viaggio in Thailandia a 27 anni, ha approfondito le tecniche del clinch e dei calci bassi, esperienza che condivide spesso nei suoi articoli grazie a numerosi sparring internazionali.